La pubalgia del podista

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Questo articolo nasce dalle ultime esperienze vissute correndo con i miei amici e alcuni podisti che seguo.
Più volte mi trovo a discutere e a capire come poter fare per curare la pubalgia, o meglio ancora, come poter prevenire questa patologia che costringe, non solo i runners, ma anche i calciatori, i corridori della corsa agli ostacoli e quanti altri ancora, a fermarsi per un periodo di riposo, e perdere la forma migliore anche nei momenti importanti della stagione agonistica, o amatoriale che sia.
E ancor più far fronte mentalmente all'infortunio, in quanto psicologicamente conduce i podisti a deprimersi per non poter svolgere la loro amata corsa!

Allora vediamo in dettaglio cos'è la Pubalgia? Come possiamo andare incontro a questo infortunio? E come la si può prevenire e curare?

La pubalgia è una sindrome dolorosa che interessa la regione addominale, pubica e crurale. Il dolore di media entità in questa patologia si localizza prevalentemente nella zona inquinale, sul pube o all'interno della coscia. A volte può comparire nella prima fase del riscaldamento, poi man mano che la muscolatura è ben riscaldata e pronta per svolgere l'allenamento, il dolore si attenua, ma nella maggior parte dei casi persiste e non permette di proseguire con l'allenamento. Dall'esperienza personale posso affermare che il dolore e la stessa patologia viene accentuata soprattutto nei podisti che giocano saltuariamente al calcetto, o effettuano attività ove si necessita di svolgere movimenti rapidi, i cambi bruschi di direzione e velocità sono le cause principali di questo infortunio: la Pubalgia. La muscolatura deve far fronte nel breve tempo a scatti improvvisi, quindi a contrarsi e ad allungarsi velocemente per poter permettere i movimenti laterali, cambi di direzione. Visto e considerato il fatto che noi podisti, e soprattutto i Maratoneti, abbiamo fibre muscolari prevalentemente ossidative (lente ) poco reattive agli sforzi rapidi e intensi, capite benissimo quale stress aggiuntivo deve far fronte il nostro organismo, e in questo caso l'apparato muscolo/tendineo/articolare. Anche un allenamento svolto in maniera frettolosa, senza il dovuto riscaldamento, aumentando l'intensità oltre le nostre possibilità fisiche può essere una causa dell'instaurarsi di questa patologia.

I quadri clinici possono essere differenti da soggetto a soggetto, ma in linea generale possiamo affermare che le cause principali possono essere:
  • Sovraccarichi eccessivi, microtraumi ripetuti nel tempo;
  • Allenamenti svolti in condizione di tensioni e affaticamento muscolare e articolare;
  • Allenamenti svolti a intensità superiore alle nostre possibilità;
  • Allenamenti o gare brevi svolti senza il dovuto riscaldamento ;
  • Patologie o squilibri muscolari, tendinee; Molte volte dietro una semplice domanda di un podista "come mai mi fa male l'interno coscia e non riesco a correre "?, si nascondono una complessità di fattori scatenanti la stessa Pubalgia. Per tale motivo c'è bisogno di una attenta anamnesi e un esame posturale del soggetto che permettono di valutare in maniera più specifica quali possono essere i fattori principali che hanno causato questa patologia: la Pubalgia. Come abbiamo visto pocanzi le cause che possono condurre il podista a soffrire di Pubalgia sono diverse, ma il più delle volte ci sono Fattori Intrinseci e Fattori Tecnici che possono essere motivo di infortunio.

    I fattori intrinseci riguardano tutti quei fattori del nostro organismo che condizionano la nostra vita, non solo sportiva, ma anche relazionale, cioè dipendono prevalentemente dalle nostre abitudini, dalla nostra postura, dall'equilibrio generale del nostro corpo, esempio:
    • Asimmetria degli arti inferiori , tutto ciò condiziona il normale equilibrio della muscolatura degli adduttori (muscoli interno coscia) con un carico maggiore o minore su uno o sull'altro muscolo;
    • Un appoggio del piede in pronazione (internamente) o supinazione (esternamente) può creare uno squilibro muscolo/articolare che col passare del tempo, quindi con l'aumentare dei carichi di lavoro conducono l'organismo a soffrire;
    • Ginocchio valgo o varo, il valgismo del ginocchio e il varismo possono essere fattori scatenanti della Pubalgia, per tale motivo è opportuno eseguire un attenta analisi ed eventualmente apportare i dovuti accorgimenti.
    • Minor flessibilità ed elasticità a livello dell'articolazione coxo - femorale: non possedere una buona mobilità articolare e flessibilità a livello dell'inserzione dei muscoli della coscia può essere un fattore scatenante la Pubalgia.


    I Fattori Tecnici ritengo che al più delle volte sono "la goccia che fanno traboccare il vaso", cioè fanno si che si "forzano" quelli equilibri corporei indispensabile per svolgere una corsa orientata verso il benessere . E' di fondamentale importanza riuscire a gestire gli allenamenti nel lungo tempo, e una loro gestione non corretta (intensità elevata, alternanza di carico e scarico, periodi di completo riposo, inserimento di sedute di stretching) fa si che il nostro organismo venga messo in condizione deficitaria fino ad andare incontro alla Pubalgia "da stress".
    Nella lista dei fattori tecnici si possono evidenziare le seguenti situazioni:
  • Allenamenti su terreni non idonei alle nostre caratteristiche fisiche: un allenamento intenso svolto in pista su un terreno molto "elastico e reattivo" potrebbe non andar bene per chi non ha una buona tecnica di corsa , e per chi è avanti negli anni;
  • Allenamenti svolti utilizzando posizioni da sprinter , cioè ai blocchi di partenza o simulando la stessa posizione , esempio sedute di interval training da 200/400mt ove il corpo (muscoli) deve reagire velocemente e rapidamente esprimendo una elevata forza esplosiva e reattiva;
  • Tecnica di corsa non corretta, molte volte durante le gare mi capita di vedere podisti che corrono avendo una falcata e una postura di corsa che non è per niente consona a quelli che sono i principi di una tecnica di corsa eseguita correttamente.
  • Allenarsi con compagni che hanno ritmi differenti da noi: molte volte ci si allena in gruppo, ma senza rispettare le nostre reali capacità fisiche e atletiche, costringendo il nostro organismo a mantenere ritmi di corsa e quindi intensità più elevate rispetto a quelle che possiamo sopportare, e col passare del tempo andiamo incontro a infortuni di diversa entità.
    Da questa dissertazione si può capire come ogni aspetto del nostro allenamento è di fondamentale importanza, nulla deve essere lasciato al caso e il "fai da te" almeno all'inizio della nostra attività fisica non è la soluzione migliore, è opportuno essere seguiti da professionisti del settore per evitare eccessi e quindi infortuni.
    Quando abbiamo qualche sintomo che potrebbe sembrare un inizio di Pubalgia è opportuno intervenire immediatamente per evitare che da semplici fastidi iniziali si instaura una vera patologia cronica.

    Un piano di azione può essere cos'ì programmato :
    1. Riposo: non c'è dubbio che sia la prima azione da attuare, per qualsiasi dolore, patologia, sovraccarico il riposo è la panacea di tutti i mali;
    2. Visita osteopata: seconda fase è quella di contattare immediatamente uno specialista che mediante un'anamnesi posturale potrebbe valutare se si tratta di pubalgia e consigliarvi cosa fare;
    3. Esercizi di stretching dei muscoli adduttori: come abbiamo visto la Pubalgia nell' 80% dei casi riguarda i muscoli adduttori (interno della coscia) e il più delle volte sono muscoli contratti e poco elastici, quindi è opportuno programmare sempre degli esercizi specifici per allungare e detendere i muscoli adduttori e non solo;
    4. Farmaci antinfiammatori, sedute di laser: come ultima strada percorrerei quella dell'utilizzo dei farmaci e laser o altra metodica terapeutica ad alto impatto, solo nel caso in cui abbiamo una Maratona a una due settimana dall'infortunio, altrimenti andrei su trattamenti alternativi.

    Riassumendo per quanto concerne la Pubalgia una volta che sappiamo come si manifesta, in cosa consiste, dobbiamo assolutamente cercare di "prevenirla" con un "allenamento intelligente" che rispetti la gradualità del carico di allenamento, alterni momenti di carico a momenti di riposo, e il programma di allenamento preveda non solo sedute di corsa, ma anche potenziamento muscolare, stretching e altre attività alternative.

    Questa è la strada verso una ….

    "corsa intelligente alla ricerca del nostro benessere psicofisico".

    Buona corsa

    Ignazio Antonacci

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