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Origini Che cos'è lo Zen
ORIGINI DELLO ZEN
Tratto dal libro "Lo zen in 10 minuti" - Colleen Sell e Rosemary Roberts Armenia


Lo Chan (Zen) è sorto come risposta cinese alle teorie buddiste del VI secolo. I cinesi erano e sono pratici, semplici e concreti. Per questo i primi maestri Zen utilizzavano il linguaggio della vita quotidiana che chiunque era in grado di comprendere. Lo Zen, così come viene considerato oggi in Occidente, e in molte parti del mondo, deriva direttamente dalla corrente giapponese del buddismo zen.

I semi dello zen vennero piantati dal saggio della stirpe degli Shakya (Shakya-muni), l'uomo che divenne noto come Buddha (L'illuminato o il Risvegliato). Il principe Gautama Siddharta nacque in Nepal, attorno al 500 a.C. La leggenda narra che il principe fosse un fanciullo sensibile, delicato e che incominciò a interrogarsi sul significato della vita in tenera età. Era tormentato da un "senso di vuoto", dall'idea assillante che vi fosse qualcosa di più, da qualche parte, forse all'esterno, al di fuori delle mura della reggia. Raggiunti i vent'anni organizzò un piano per uscire dai confini del palazzo. Il re, suo padre, diede ordine di far svolgere a Shakyamuni delle gite, nelle quali egli ebbe per caso la possibilità di incontrare un vecchio, un uomo afflitto dalla malattia, e infine vide un cadavere seguito dal corteo funebre. Non avendo mai visto prima di allora il deterioramento della vecchiaia, le devastazioni della malattia e la brutalità della morte, Shakyamuni rimase inorridito, e da allora si astenne dai piaceri del palazzo, e iniziò a porsi delle domande sulla vita, la vecchiaia, la malattia, la sofferenza . Iniziò il suo viaggio verso l'illuminazione. La dottrina di Shakyamuni venne trasmessa oralmente per oltre cinquecento anni, i suoi insegnamenti e i suoi sutra (scritture buddiste) vennero poi messe per iscritto, in lingua Pali da monaci della corrente Hinayana, e in sanscrito da monaci della corrente Mahayana. Lo zen deriva più direttamente dalle scritture Mahayana, ma prende in prestito e adatta i sutra dalle migliaia di canoni oggi esistenti, pur senza aderire a nessuno dottrina precostituita. La leggenda narra che Shakyamuni trovò rifugio sotto l'albero della Bodhi e fece voto di non alzarsi finchè non avesse raggiunto la sapienza in grado di porre fine a ogni genere di sofferenza. Rimase seduto a meditare per tutto il giorno e tutta la notte, lasciando che i pensieri entrassero e uscissero dalla sua mente. Allo spuntar del giorno la grande illuminazione su cui si basa la ruota del dharma: la via della comprensione e dell'amore per alleviare la sofferenze.

I punti cardini del Buddismo sono:
  • La Via di Mezzo: pratica meditativa a mezza strada tra ascetismo e l'inattività, equilibrando il corpo immobile con una mente silenziosa.
  • Le quattro nobili verità : l'esistenza della sofferenza, la causa della sofferenza, la cessazione della sofferenza, la via della liberazione dalla sofferenza.
  • L'ottuplice Sentiero, secondo il Buddha è necessario incarnare otto ideali fondamentali nella vita quotidiana per raggiungere l'illuminazione: retta visione, retto pensiero, retta parola, retta azione, retta vita, retto sforzo, retta attenzione, retta concentrazione.


Il Buddha insegnò numerosi precetti che sono prettamente zen, tra cui:
  • La penetrante saggezza del silenzio;
  • Meditare durante le attività quotidiane;
  • La natura transitoria di ogni cosa;
  • L'unicità di tutti gli esseri;
  • La padronanza della meditazione;
  • L'attenzione rivolta all'intuizione piuttosto che alle scritture.

    Egli insegnò altresì che la meditazione non è un mezzo per raggiungere un fine, bensì un approccio, come tanti altri, per raggiungere e ottenere l'illuminazione. Dal 907 al 960 è un periodo che risalgono numerosi precetti e pratiche zen classici, e una delle intuizioni di quell'epoca è "la realtà è adesso; adesso è ogni giorno; ogni giorno è un buon giorno."

    Lo zen si basava e si basa sul concetto della "non mente", cioè il silenzio della mente. L'espressione artistica resta uno dei tratti caratteristici dello zen. Inoltre, in termini di principi e pratiche zen, una delle maggiori e durature influenze in ogni epoca è il Koan (documento pubblico). Nello zen, un maestro assegna a un allievo un koan, di solito sotto forma di un enigma paradossale, sul quale riflettere e al quale dare una risposta. Ma la vera funzione di un Koan è di provocare l'illuminazione. I Koan consistono in aneddoti o brevi affermazioni oscure.

    La migrazione dello zen dalla Cina al Giappone avvenne nel XII secolo a.C., seicento anni dopo che l'india venne importato in Cina, nel VI secolo a.C. Oggigiorno, lo zen è ancora praticato in Cina, ma è in Giappone che esso continua a prosperare.

    Lo zen giapponese si suddivide in due scuole principali: Rinzai, fondata dal monaco buddista Eisai; Soto, fondata dal discepolo di Eisai, Dogen. Queste due scuole discesero direttamente dagli ultimi due rami del buddismo zen cinese: Lin-chi e Tsao Tung. Queste due sette nacquero entrambe durante il declino del buddismo in Cina, dopo un'espansione durata più di mille anni. Dall'India, il buddismo venne introdotto in Cina più di 2600 anni fa. Fu Dogen, che staccatosi dal Rinzai, sviluppò la meditazione concentrandosi sul ritmo del respiro (shikantaza ), la quale pratica viene dall'India, importata in Cina, e praticata ancora oggi da alcuni seguaci dello zen. Con questa pratica Dogen cercava di "lasciar andare il corpo e la mente". La via di Dogen verso l'illuminazione era lo Zazen, "lo stare seduti assorti". Dogen perfezionò l'arte dello Zazen, era l'elemento centrale della sua pratica, richiedere il vuoto della mente. Inoltre, Dogen e i seguaci del Soto, utilizzavano anche lo zazen in movimento, e in stato di immobilità, si avvalevano dei Koan, di varie forme di meditazione, e di mantra. Così Dogen stabilì delle linee guida severe e coincise, la più importante delle quali è avere una "mente di principiante", ovvero, avvicinarsi non solo allo zazen, ma anche alla vita quotidiana come se fosse un principiante, vigile e attento, che assorbe ogni cosa, apprendendo mentre procede lungo la via. Con la morte di Dogen molti suoi seguaci superarono di gran lunga l'operato della scuola Rinzai, e si avventurarono anche in Occidente.

    Durante la fioritura e sviluppo delle scuole Rinzai e Soto in Giappone, lo zen si diffuse in Corea e nel Vietnam. Nel frattempo miriadi di ramificazioni del buddismo continuarono a germogliare in Cina, Tibet e in tutto L'estremo Oriente. Nel XIX secolo, lo zen finalmente mosse i suoi primi passi verso l'occidente, dove spesso viene considerato come una religione asiatica. Oggi lo zen è virtualmente scomparso in Cina, non è più una religione dominante in India, ma continua a prosperare in Giappone, e in questi ultimi decenni si è diffuso in Europa, e nellAmerica del Nord. Lo zen entrato in Occidente sta aiutando milioni di persone a vivere meglio.

    Il mondo potrebbe trarre maggiore beneficio dalle persone che dicono sì allo zen, che dicono sì, sì, sì! alla vita… e al benessere mentale , fisico, spirituale, e emozionale, personale e globale. Provate a immaginare un mondo in cui non vi sono divisioni, nessun grado di separazione, tra corpo e mente. Immaginate che non esista nessuna distinzione tra voi e la pura essenza di tutte le cose, senzienti e non senzienti, sulla terra e oltre. La via verso la profonda comprensione è, era e sarà sempre lo zazen: scoprire la vostra vera natura esplorando la vostra interiorità stando seduti, in piedi, camminando, parlando, lavorando, in solitudine e in compagnia. Con questa profonda comprensione nasce la compassione, con la quale nasce la gentilezza… con la quale giungono guarigione e benessere di corpo, mente e spirito.

    Questo è lo zen.

    Note: tratto dal libro "Lo zen in 10 minuti" - Colleen Sell e Rosemary Roberts Armenia