EMOZIONI IRONMAN ZURIGO 24 LUGLIO 2016

RunningZen25/07/16progetti

 

IronMan una parola che inspira, fa sognare, a volte spaventa, per questo motivo l’obiettivo raggiunto dai ragazzi Neofiti (ormai ExNeofiti IronMan ) ha un “sapore speciale” e trasmette grande ammirazione da parte della gente comune che osserva questa gara come una ” Impresa irraggiungibile”.. E bene SI , l’esperienza positiva dei ragazzi da una risposta netta e chiara a questa “impresa” …

                            PUOI SE VUOI – NOTHING IS IMPOSSIBLE 

Di seguito potete leggere i commenti post gar IronMan Zurigo dei ragazzi Neofiti al loro primo IronMan, potete commuovervi, entusiasmarvi, inspirarvi

Insomma potrete convincervi ... “PUOI SE VUOI ” raggiungere un obiettivo così ambizioso!

Vi aspettiamo per il prossimo Progetto IronMan Zurigo 30 Luglio 2017>>> vai alla news

Buona lettura ... e chissà che il prossimo anno non CI SIA ANCHE TU

 

------------------------------------------------------

SABRINA SCHILLACI

Stesso istante in cui mio marito divenne tetraplegico a causa di un evento traumatico io persi la gioia di vivere. Trascorsi mesi in cui alternavo al pensiero di farla finita la mancanza di voglia di fare qualsiasi cosa. Fu l’incontro del tutto casuale con l IM di Nizza a risvegliarmi dal torpore. Infatti, ebbi la fortuna di assistere alla gara nel 2010 e me ne innamorai immediatamente. Mi affascinava vedere quella schiera di uomini e donne accomunati da una divisa nera, una cuffia, gli occhialini e lo sguardo assorto rivolto verso il mare, pronti ad affrontare quella che poi scoprì essere la propria battaglia personale. In quello stesso momento decisi che anch’io sarei voluta diventare un Ironman e cominciai ad approcciarmi al triathlon. Allenarmi, fare fatica, superare i miei limiti, soprattutto mentali, rappresentò la molla che mi fece tornare ad assaporare la vita e i piaceri che essa ti da. Conobbi Ignazio, grazie al Progetto Neofiti Pescara 2015 dove incontrai delle persone meravigliose con le quali si creò un gruppo molto affiatato che rappresentò il sostegno principale per affrontare il 70.3 di quell’anno, le gare che facemmo successivamente e che non mi fece temere nell’iscrivermi al IM di Zurigo 2016. Avrei affrontato la full distance in compagnia di chi in questi mesi mi ha aiutata a costruire l’allenamento occorrente a sostenere una gara così lunga e faticosa e a superare gli inevitabili momenti di sconforto. Arrivò il 24 luglio e con i miei compagni di avventura prendemmo posto nelle file disposte davanti alla partenza del nuoto.  Allo start non ebbi esitazioni, entrai in acqua e iniziai la mia lunga ed emozionante competizione. Furono 13h30 di entusiasmo, passione, ma anche fatica e dolori, ma che non intaccarono mai la convinzione che avrei tagliato quel traguardo, sapevo che sarei arrivata, lo volevo con tutta me stessa e così fu: Sabrina YOU ARE AN IRONMAN e lasciai libero sfogo a tutte quelle emozioni che in tanti anni avevo tenuto celato e che avevo trattenuto disperatamente. La mia vita ricomincia da qui…….

 

AUGUSTO PRETRONGOLO

"Caro coach, grazie ancora per l'impegno, la passione, la professionalità e lo spirito con cui ci hai permesso di raggiungere questo obiettivo, non solo sportivo, ma "personale"! Durante lo stage del progetto neofiti Ironman Zurigo, quando il mental coach Luca Listorti ci chiese: "perché lo fate"? Ci furono attimi di silenzio, una sfida con se stessi? Voler dimostrare qualcosa a qualcuno? Oppure semplicemente "superare i propri limiti"? E se si, fino a che punto? Ognuno di noi ha un obiettivo e un perché che forse non tutti capiscono (o vogliono capire..!). Sacrificio, tempo, impegno fisico e mentale....e solo per sentirsi dire "YOU ARE AN IRONMAN"? Ebbene sì, è così! Quella frase ripaga ogni sacrificio, corona un sogno o semplicemente il "raggiungimento di un obiettivo", uno tra tanti...Personalmente è stato il mio riscatto per quest'anno intenso, per me stesso e contro tutte quelle persone che non hanno creduto in me...."puoi se vuoi"! Mai motto fu più azzeccato per il progetto neofiti; in 13 ore di gara sei "in mezzo a tanti", ma solo con te stesso, ho capito che il potere della mente arriva al di là di qualsiasi limite del corpo...Ma mi rendo conto che senza l'aiuto dello Staff, Ignazio Antonacci, di Claudia Gnudi, Luca Listori e, soprattutto, di questo splendido gruppo che si è creato, difficilmente sarei arrivato alla fine. Grazie di tutto, per queste fantastiche emozioni che mi avete regalato e che in pochi possono capire....buona vita a tutti e "Ad Majora" 

 

LUCA CANEVARI

Voglio con queste poche parole riassumere quanto, nella giornata di domenica 24 luglio 2016,  ho vissuto. Ho vissuto la somma finale di poco meno di un anno di allenamenti, rinunce, promesse, paure e sana pressione. Sono molto contento di aver partecipato a questo progetto per differenti ma complementari motivi. E’ stato una prova ideale per sperimentare situazioni di vero stress emotivo, rimanendo concentrato sull’obiettivo affrontando alcuni imprevisti e diverse difficoltà.   Una chiara e autentica replica delle sfide che ognuno di noi affronta ogni giorno, in famiglia e al lavoro. Ho confermato a me stesso che per vincere non conta solo la prestazione atletica com’è tradizionalmente intesa, ma anche e soprattutto la resistenza e la forza mentale. Ho sicuramente alzato il livello della mia personale soglia di carico e concentrazione. Ho compreso che l’età individuale è molto importante, ma realmente è solo una parte delle caratteristiche che ciascun atleta mette in gioco durante una performance di così lunga durata.

Il mio obiettivo personale è stato raggiunto ma per afferrare fino in fondo il punto di ciò che si prova al di la delle motivazioni personali , confermo che  bisogna almeno assistere ad una gara per capire la dimensione globale di solidarietà ed amicizia che allinea tutti i partecipanti che lottano per raggiungere il traguardo eliminando così ostacoli linguistici e di nazionalità. Ho inoltre conosciuto ed apprezzato belle persone capaci di soffrire e sorridere senza difficoltà, ho conosciuto ed apprezzato differenti approcci allo sport ed alla fatica prolungata, ho conosciuto ed apprezzato differenti motivazioni e differenti eccellenze individuali tutte accomunate da una grande voglia di condividere i valori dello sport amatoriale.

Come avevo dichiarato prima di cominciare questo, “viaggio“ , ho la facoltà di dire ai miei tre figli ancora una volta in più : "Non dire non riesco,  provaci e non mollare!"

Continuo però a non capire dove e quali sono i miei limiti…

 

FABRIZIO INTERNO’

Domenica 24 luglio 2016 Zurigo. Un Triathlon lungo non tanto per i chilometri, ma per emozioni e pensieri, sfide e sconfitte, sorrisi e parole a cui dare un senso. Il senso di coronare un sogno. Giungere al traguardo del mio primo IronMan è qualcosa che va oltre il mero gesto sportivo. Per me è stato un viaggio lungo 10 mesi fatto di sacrifici e sentimenti che racchiudono in maniera piena il senso che do allo sport. Una miscela perfetta di fatica, determinazione, costanza, impegno che mi hanno portato al raggiungimento di una piena soddisfazione personale e una immensa commozione culminata nel varcare la linea del traguardo mentre sentivo lo speaker pronunciare” Fabrizio You are an IronMan “ed abbracciare mia moglie Rosa li pronta a consegnarmi la medaglia.

 

Ad Ottobre 2015 inizia il carico di lavoro suddiviso abbastanza equamente tra le tre discipline. In 10 mesi arriverò a fare: 190 km di nuoto, 4300 km di bici e 1700 km di corsa all’interno dei quali n° 3 maratone ( 3h32’ a Firenze PB),  fermato a Trani  per infortunio al 30 km e Milano. Il 23/07/2016 si parte direzione Zurigo con me la mia tifosa speciale Rosa. Sono pronto fisicamente e mentalmente sereno per aver svolto tutti i compiti del Maestro Ignazio Antonacci. Dopo una cena con tutti gli amici che affronteranno la gara accompagnati da stupendi supporters, arriva la mattina della gara, dormo incredibilmente bene per 6 ore.

 

Dopo una colazione italiana fai da te, mi porto alla partenza al lago di Zurigo, entro in zona cambio, sistemo le borse più volte con la paura di non dimenticare nulla, infilo la muta ed entro in acqua con tutto il gruppo RunningZen per farci forza, nella tonnara che ci aspetta. Musica e speaker scandiscono i palpitanti momenti che precedono la partenza, pronti via mi posiziono un po’ defilato per stare insieme al mio grande amico Fratello Daniele Cannalire, per quanto possibile cerco di evitare contatti, nuoto rilassato il lago non mi fa paura, avanti una boa alla volta concludo il giro a forma di T. Dopo 1h28’23’’esco dall’acqua la prima persona che vedo è la mitica Maestra di nuoto Claudia Gnudi che ci ha seguiti per questa preparazione, le urlo Ti Voglio bene, via verso la T1, prendo la sacca blu  per la bike, con calma e lucidità esco bene dopo aver fatto un bisognino e corro a prendere la mia bici, tempo 6’42.

 

Si parte subito costeggiando per 30 km il bellissimo Lago di Zurigo, cerco di ammirare tutto ciò che mi circonda senza pensare agli altri che mi sorpassano e a quelli che vanno più piano. Mi ascolto con attenzione e sento che la mia pedalata è giusta, il contakilometri mi rasserena per la media tenuta sui 30 km/h, dai 30km in poi si inizia a salire verso le immense campagne, il tifo si fa sentire, vedendo sul mio body della società Otrè Triathlon Team Noci, la scritta ITALIA, Hopp Hopp Super Bravo mi accompagnerà per tutto il percorso, dopo le prime due salite si scende di nuovo verso il lungo lago siamo quasi all’80Km, pronti per iniziare la Break Heart Hill , 500 mt ripidissimi, il pubblico ai lati della strada è pazzesco, con i tipici campanacci svizzeri l’incitamento è praticamente costante ed entusiasmante, li trovo Rosa e Fara che mi accompagnano fino alla cima trasportandomi con la loro emozione, mi vedono bene, si scollina verso il 90km, inizia il secondo giro uguale ed incontro la tenace Sabrina Schillaci facciamo un bel po’ di strada insieme e ci incoraggiamo a vicenda, pensando a tutto quello che abbiamo passato per stare qui. Si continua a salire la gente diminuisce però in questi tratti silenziosi puoi ammirare il paesaggio circostante, fatto di campi immensi di pascoli liberi, le gambe che non sono più quelle del primo giro mi fanno abbassare la media, riesco a mangiare ed integrarmi tutto secondo tabella. Il caldo aumenta è il sole inizia a sentirsi, ma non importa, manca poco ai 180 km, dentro di me penso che l’entusiasmante esperienza che sto vivendo mi dia veramente motivo di gioire tanto da iniziare a piangere. Sono stanco, o meglio stufo di stare in bici, ormai ogni triathleta è distante da quello che lo precede o lo segue. A volte mi ritrovo con nessuno in vista per parecchie centinaia di metri. Ho messo alla prova i miei limiti fisici e mentali. Ci siamo sento gridare i nostri supporter che riesco a vedere anche tra la gente, pronto per entrare in T2 e soprattutto pronto a far girare le gambe. Prendo la sacca rossa mi cambio le scarpe, giro il pettorale, bisognino via, tempo 7’32.

 

Mi aspettano 4 giri da 10.5km più il corridoio finale che porta alla Finish Line. Dal primo metro ho la pelle d’oca per il tifo che ogni persona rivolge verso noi atleti, è stato così per tutti i 42 km che ho corso.

Le mie sensazioni nel primo giro sono buone, corro e cammino per capire il percorso, continuo la mia fatica sotto il sole, i ristori sono davvero una manna, come Rosa che ad ogni giro mi accompagna per alcuni metri facendo video e Selfie per tutti gli amici che mi hanno seguito da casa con tanta emozione, anche questo è l’Ironman. L’organizzazione è speciale, i ristori impeccabili. Mi disseto con acqua, integro con i miei gel per 21 km, quando poi mi viene un fastidio al bicipite femorale della gamba dx, chiedo aiuto a Rosa, mi prepara una bustina di Sali minerali, continuo la mia corsa senza prendere più gel perché lo stomaco mi inizia a dare fastidio, sto correndo bene in pieno controllo del gesto atletico e delle mie forze. Durante la corsa ci incrociamo con tutti gli altri ragazzi scambiandoci il cinque per andare avanti fino alla fine. Mancano 10 km alla fine il dolciume mi attanaglia la bocca e anche lo stomaco quindi mi viene in mente di mangiare delle arachidi salate e bere della coca-cola, cosa mai fatta, penso di aver fatto un clamoroso errore invece dopo poco si rivela una mossa azzeccata, la mia bocca e il mio stomaco sembra che abbiano gradito, nel frattempo la gente intorno mi incita intonando l’inno d’Italia, i ragazzi presenti al ristoro li saluto per l’ultima volta ringraziandoli per la loro assistenza, blu, verde, giallo, rosso sono i colori dei braccialetti per ogni giro effettuato, manca pochissimo , gli ultimi 400 mt supero circa 7/8 atleti in affanno l’emozione inizia a salire, sono lucido, ce l’ho fatta continuo a ripetermi e il passo come per magia diventa spedito, leggero, pieno di un ‘euforia incontenibile. Entro in un corridoio fatto di centinaia di persone, il volto si deforma in una smorfia fatta di lacrime e sorriso. Batto cinque a destra e a manca, ecco il corridoio finale e in fondo l’arco della Finish Line, affianco lo speaker il quale mi chiama Fabrizio “You Are An IronMan”, la gioia è irrefrenabile, mi fermo sul traguardo mi inginocchio, bacio a terra mi alzo, sopra di me compare la scritta F. Internò 13h23’28’’.

La prima persona che abbraccio è la mia amata moglie Rosa la quale mi consegna la tanto desiderata medaglia.

Un ringraziamento a tutti coloro che mi hanno seguito e creduto in me, alla mie squadre di appartenenza l’Otrè Triathlon Team di Noci e all’ ASD Podistica Taras di Taranto.

 

MASSIMO FABBRI

Zurigo, domenica 24 luglio 2016, ore 6.30: cuore a mille, paura di non farcela, voglia di spaccare tutto.

 

Dieci minuti dopo, il colpo di cannone e si comincia lentamente ad avanzare verso il lago, con il sole nascente sullo sfondo: da qui vengo pervaso da una strana sensazione di tranquillità, come se mi apprestassi a fare una semplice passeggiata tra amici.

Entrata in acqua, qualche bracciata per trovare il ritmo (da bradipo) e poi si prosegue con una nuotata lunga e poco dispendiosa, il lato lungo del percorso è veramente lungo, ma piano piano vedo la boa che segnala la svolta per il ritorno verso la riva del lago, continuo a ritmo bradipo e arrivo all’uscita in un’ora e 31, veramente bradipo!

Si parte con la bici, 30 km di pianura e poi 20 km di saliscendi che rompono il ritmo e anche altro che si trova vicino al sellino, poi le due salite, la picchiata ed il rientro verso Zurigo; bellissimo il primo passaggio sull’ heartbreak hill, tantissima gente, musica, casino e tifo assordante, adrenalina pura!

Giro di boa e secondo giro, stavolta i 30 km di pianura sono noiosi, sono quasi sempre da solo e quando arrivano i saliscendi sono quasi contento, ancora le salite e ancora ritorno a Zurigo, questa volta con meno gente a Kilchberg, ma sempre molto presente.

Sei ore per la bici, proprio quello che mi ero prefissato.

E ora… l’incubo… la maratona… e chi ce la fa????

E invece… grazie al super tifo del pubblico sono stati 42km di vero divertimento, incitato dall’inizio alla fine e spinto letteralmente all’arrivo dall’energia che ti trasmette la gente che segue la gara.

Fantastico!

L’arrivo dopo 4 ore e 37 di ‘corsa’ è stata la ciliegina sulla torta, tra l’altro in un momento in cui c’ero solo io e tutto il pubblico era per me: mi sono goduto passeggiando quegli ultimi 100 metri, con la pelle d’oca ed il morale alle stelle!

 

DAVIDE MARGIOTTA

Per me Zurigo è stato un lungo viaggio, sia a livello sportivo che umano. In questo percorso lungo 9 mesi ho dovuto lottare contro tante difficoltà, e cercare sempre di trovare il giusto compromesso ed il giusto bilanciamento tra impegni di lavoro, familiari e salute. Trovare le giuste soluzioni circa l’alimentazione, gli allenamenti, ecc. Ho macinato centinaia di km, spesso riuscendo a fare allenamenti di qualità che mi lasciavano soddisfatto e mi davano la giusta carica per continuare ma altrettanto spesso che mi demoralizzavano e mi facevano dubitare fortemente sulla possibilità di raggiungere l’obiettivo. Ma c’era sempre una vocina dentro che mi diceva di non mollare e di continuare. Quindi ho poi continuato (a fasi alterne tutta la preparazione) col solo obiettivo di riuscire a concludere la gara in maniera decente e senza ambizioni o pensieri al tempo finale, ma solo Arrivare !!

 

Quindi tra 1000 alti e bassi, dubbi e paure, arrivano i giorni della gara. E’ tutto un via/vai di preparativi e di incertezze varie dell’ultimo minuto. Si arriva a Zurigo e si comincia già a respirare l’aria dell’IM.....

Il giorno della gara, sveglia alle 4.00 (anche se non ho chiuso occhio), colazione e mi reco, ancora al buio, verso la zona cambio. Sistemo e controllo con calma la bici, e poi mi reco a mettere la muta. Già in quel momento la tensione inizia a salire la tensione e mi rendo conto che ormai ci sono. Sono li, in quel momento, a vivere e partecipare a quell’evento tanto atteso e sudato. Quindi decido che voglio viverlo e gustarlo a pieno ed essere cosciente di tutto.

Si entra nelle griglie, gli ultimi ritocchi e sistemazione, una foto e via si parte, dopo i primi metri in cui sono un pò più rigido (il nuoto non è mai stato il mio forte !!) riesco a rilassarmi un pò e a prendere il mio ritmo. Passa il tempo e i metri ed arrivo alla fine della frazione nuoto, e per me è già un successo!!

Mi cambio, prendo la bici e mi avviamo a percorrere questa bella “passeggiata” di 180 km. Cerco di integrare liquidi e qualcosa da mangiare, sono ancora incredulo per essere uscito in tempo dall’acqua e mi viene la pelle d’oca ne pensare che ero già alla frazione bike, che il mio sogno si stava realizzando sempre di più. Il percorso bici è stato molto più faticoso del previsto, le lunghe salite si sono fatte sentire. Giusto per non farmi mancare nulla ho forato e quindi costretto ad un pit-stop di 15 min., e come se non bastasse ho cominciato ad avere crampi e problemi allo stomaco che man mano sono peggiorati fino a non riuscire più a mangiare nulla! Ho concluso il secondo giro di bike solo con acqua e qualche piccola barretta, ma sapevo che non era sufficiente e che prima o poi sarei crollato. Ma comunque sempre determinato a non mollare, ormai ero li, stavo vivendo il mio sogno e non avrei permesso a niente di fermarmi.

 

Chiudo sempre in tempo la frazione bici e mi sistemo per l’ultima sospirata frazione, la maratona. Come dicevo, crollo fisico che puntuale e atteso e arrivato nella frazione di corsa al km. 20, ma ormai era quasi fatta, mancava poco, si trattava solo di stringere i denti e proiettare la mente li verso il traguardo. Grazie all’aiuto del pubblico, di parenti (mia moglie chiara) e dei tanti amici (Quintino, Ignazio, Fara, Davide, Rosa, Donatella, Silvestro, ecc....) che mi supportavano e incitavano sia ai lati del percorso che in gara con me, ho percorso km dopo km gli ultimi 20. Ma gli ultimi 2 km sono stati quelli che ho percorso sospeso in aria (con la mente), travolto da decine e decine di ricordi, in cui ho rivissuto tutti i dolori, le gioie, la fatica. Un turbine di 1000 emozioni tutte concentrate nello stesso momento, già sento lo speaker, mi sale un nodo in gola, perchè a dispetto di tutto ce l’avevo fatto, ero riuscito ad arrivare alla fine del mio primo IM. Sentirmi chiamare IronMan mi ha fatto venire la pelle d’oca, sentivo quasi brividi di freddo. Vedere li, sul traguardo, mia moglie e il mio amico Ignazio che con Fara mi aspettavano contenti ed emozionati per me, mi ha fatto ridere e piangere nello stesso momento, incredulo per quello che avevo appena fatto. Non riuscivo a crederci, ma dopo 15 ore ero li con la medaglia al collo, ero li con il mio obiettivo e segno realizzato. Quante volte ho rivisto il video di Ignazio, decine e decine, ed ogni volta ho sempre provato nello stesso istante (pensavo fosse impossibile provare tante sensazione contemporaneamente, invece lo è), gioia, commozione, allegria, sollievo, euforia !!

Grazie Chiara che mi hai supportato e sopportato durante i nove mesi di dolori, nervosismi, assenze, diete, grazie amici (ex) neofiti, grazie Ignazio!!

 

MARCO FRATESI

“Marco, You are an Ironman

Frase tanto desiderata, quanto sudata. La conclusione di un percorso lungo, difficile ed intenso, che ha colorato ancor di più la gioia, in quanto parte integrante della gara stessa, di essere riuscito a portare a termine un’ impresa sportiva che solo tre anni fa vedevo lontanissima, se non addirittura impossibile. Ma, se un traguardo vuoi raggiungerlo davvero, nothing is impossible, come sostiene da sempre il mio coach ed ormai amico, Ignazio. Niente è impossibile. Neppure portare a termine una gara sportiva lunga un giorno. Una gara che inizia con il sorgere del sole e termina, per i più, quando anche il sole si va a riposare dopo una lunga giornata.

Zurigo. Ore 5.40 del mattino. Mi sorprende arrivare al sorgere del sole in zona cambio e trovare già così tanta gente al seguito degli atleti che, come in un rito ed in un rigoroso silenzio, si apprestano a mettere a punto gli ultimi preparativi in attesa di uno start ormai agli sgoccioli. Il silenzio pre-gara. Ecco una delle sensazioni più forti che mi hanno colpito. Arrivare in zona cambio e vedere quasi 2000 persone vicino le proprie bici e le proprie sacche gara, che nella penombra ed in un “assordante” silenzio procedevano a controllare e ricontrollare, in un metodico riepilogo mentale, che ogni cosa fosse al proprio posto. Sono tante, forse troppe, le variabili che devi prevedere ed avere sotto controllo. Ognuno chiuso in se stesso, ma tutti consapevoli di essere parte di un unico sogno.

Ormai anche il sole si è svegliato e tutti siamo già con muta, cuffia ed occhialini, pronti a tuffarci nelle acque del lago e dare finalmente inizio alla gara. Mi vado a posizionare nel primo gruppo di atleti ed in un crescendo di adrenalina ed emozione, via. Si parte. Il mio primo ed indimenticabile Ironman è iniziato. Sono le 6.46 del mattino.

Le prime centinaia di metri sono confusi. Ci si districa tra braccia e gambe che cercano di prendere direzione e ritmo. Ritmo che arriva solo dopo la seconda boa del percorso, quando inizia il lato lungo del rettangolo disegnato quest’anno per la frazione swim. La mente si isola. Si concentra sulla respirazione e sulla bracciata, in attesa di arrivare a conclusione di quell’interminabile lato del rettangolo, consapevole che una volta terminato, la fine della prima frazione sarebbe stata davvero vicina. Dopo 66 minuti di gara esco dall’acqua e sento le prima grida di incitamento delle persone che costeggiano il percorso che porta alla T1. Riconosco voci e intravedo i visi di amici e parenti al seguito. Ed una è fatta.

Ora mi aspettano 180 km di bike. Distanza pedalata solo una volta nelle mie tabelle di allenamento. Ma la cosa non mi spaventa. Non ho mai avuto la sensazione nè il timore di non farcela. La mia testa mi ha sempre sorretto per tutte le oltre 13 ore di gara. Inizio a pedalare con il ritmo che mi ero prefissato. Senza fatica. Agile. Iniziano le prime salite del percorso, ma il paesaggio è meraviglioso. L’asfalto perfetto ed il calore della gente non manca. Dopo 80 km si rientra nel cuore di Zurigo e lì incrocio la mia famiglia pronta a darmi quel sostegno in più, indispensabile per me. Arrivo alla temuta  Heartbreak Hill e nuovamente il cuore mi sale in gola ma non per la fatica e lo sforzo, ma per il calore della gente che riesce a dare quella virtuale spinta utile a superare anche questa asperità. Ed il primo giro è concluso ad un ritmo insperato. Inizio il secondo giro. Riconosco ormai il percorso. Pedalo e penso. Penso e pedalo, senza sosta. La frazione di bici permette di isolarsi con se stesso e trovare dentro di ste quelle forze emotive necessarie a portarti alla finish line. Anche la bike è conclusa. Ora mi aspetta “solo” una corsetta lungo le sponde del lago di Zurigo.

Esco dalla T2, le gambe reagiscono bene. Devo solo fare un passo dopo l’altro. Come prima cosa decido di cambiare la schermata del mio orologio. Non ho bisogno di vedere a che ritmo sto correndo. Non corro contro il tempo, ma corro per me stesso. Per concludere un percorso sportivo e superare l’agognata finish line. Non mi serve controllare alcun ritmo. Semplicemente ascolto il mio corpo. Il percorso run è davvero coinvolgente e i primi km scorrono via con assoluta tranquillità di corpo e di spirito. Incrociare sorrisi ed incitamenti delle tante persone conosciute e non, è davvero una spinta in più, che a questo punto della gara risulta fondamentale. Concludo il primo giro e indosso il primo braccialetto colorato. Passo a pochi metri dal traguardo, consapevole che per me è ancora lontano 3 lunghi giri, ma questo non mi spaventa. Anzi, mi carica sentire lo speaker che già festeggia la conclusione della gara di chi è stato più veloce di me. E’ motivo per trovare nuova energia. Energia che mi permette di concludere i primi tre giri dei 42 km di maratona con una relativa tranquillità e regolarità di andatura. Concludo il secondo e poi il terzo giro. Ormai, con tre bracciali al polso, non rimane altro che concentrarsi e godersi ogni singola emozione che quegli ultimi 10 km possono regalare. Ormai la fatica si fa sentire, ma voglio mantenere la mente lucida per godermi il momento. Il corpo da i segnali di stanchezza temuti. Quasi non riesco più a bere e a mangiare nei punti ristoro, ma la testa mi spinge oltre. Rallento il ritmo. Alterno una breve camminata alla corsa. Scambio qualche parola con altri atleti che come me stanno affrontando gli ultimi km di gara. Siamo tutti uniti al raggiungimento di un unico obiettivo. Il bello dello sport è anche questo. Indosso il quarto ed agognato braccialetto che mi da diritto, questa volta, di prendere la direzione del traguardo, che fino a quel momento avevo solo potuto sfiorare ad ogni fine giro. Ultimi 50 metri. L’adrenalina è alle stelle e la stanchezza improvvisamente scompare, mi godo l’attimo e così come lo avevo sognato, supero la finish line dell’Ironman Zurigo. I am an Ironman.

E’ stato un percorso lungo 9 mesi. Fatto di sacrifici, sveglie all’alba e tempo sottratto alla mia famiglia, soprattutto nei fine settimana. Un triatleta non vede più il week end come quel momento della settimana in cui si può riposare e dormire un po’ di più. Un triatleta lo vede come il momento dedicato ai “lunghi” e ai “combinati”. Quei giorni in cui se per caso ti alleni solo per 3 o 4 ore, la tua famiglia ti chiede preoccupata come mai sei rientrato così presto a casa.

Un Ironman, il primo Ironman, non si racconta e non si traduce solo nel giorno di gara, ma è l’insieme di un percorso lungo mesi, condiviso con chi ti vive accanto, ti supporta e ti sopporta. Nel mio caso condiviso anche con un gruppo di altri “pazzi” atleti/amici, guidati da uno staff tecnico che mi ha portato a vivere una delle giornate più emozionanti della mia vita. E solo grazie a tutti loro che oggi posso fregiarmi del titolo di Ironman. Grazie di cuore.

 

ANTONIO BERRINI

 

 





torna indietro

"NOTHING IS IMPOSSIBLE"

RunningZen vuole essere promotore del concetto “ Puoi se Vuoi” , Grazie a uno staff di professionisti ti metteremo nelle condizioni di raggiungere qualsiasi obiettivo che desideri di salute, benessere e prestazione!

Qualsiasi cosa hai voglia di fare , falla adesso, noi saremo con te!

LEGGI TUTTO

Rimani in contatto!

ULTIME NOTIZIE

Running Zen © Copyright 2016, All Rights Reserved  - Privacy PolicyDesign and development by: Studi Web S.r.l.
I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie. Ulteriori informazioni